Il limoncello di Geremia

“A Bosco Incantato vivevano magiche creature, tra fate, elfi e folletti c’era anche il vecchio gnomo Geremia. Abitava nel querceto, un po’ isolato dal resto delle piccole casette. Da molti mesi, insieme alla Fata Madrina Lemonella, si prendeva cura degli alberi di limoni… arbusti dalle foglie lucenti e dai frutti color dell’oro e dal profumo simile a quello dei biancospini. Era ormai quasi l’equinozio d’autunno e quindi l’ora del raccolto. Con mani sapienti, callose e rovinate dal molto lavoro, mise tutti i frutti maturi nel suo cestino e tornò felice alla sua dimora. Iniziò con reverenza a sbucciarli uno per uno, aiutandosi con un coltellino d’argento, oggetto antichissimo e magico, dono delle amiche fate. Bollì le bucce in un gran calderone, mille bolle si levarono nell’aria tiepida e dorata. Prese un cucchiaio di legno e versò la sostanza, limpida e giallognola, in grandi fiaschette… la assaggiò nuovamente e si accorse che mancava qualcosa. Serviva più dolcezza. Non sapendo come fare essendo sprovvisto di tale polverina, chiese il gentile aiuto di un’amica fata. “Fata Pasticella, ti chiedo per favore dello zucchero, mi serve per addolcire la mia bevanda di limoni!” la fata aiutò senza indugio e con un battito d’ali magiche ricoprì il tutto con veli bianco candido. “Devo dargli un nome” si disse Geremia pensieroso. Si grattò a lungo la folta barba bianca e poi decise “Limoncello, lo chiamerò proprio cosi!”. Lo fece assaggiare ad ogni abitante del villaggio, ebbe un tale successo da convincerlo a voler far conoscere questa bevanda a tutto il mondo. Ma Geremia ormai era troppo vecchio e non se la sentiva di affrontare tale viaggio; incaricò quindi Fata Allegrella. Che con le sue ali dorate fu ben felice di portare un po’ di ebrezza di paese in paese, di villaggio in villaggio, di città in città!”

 10 limoni non trattati (possibilmente di  Sorrento o di Amalfi, o comunque a buccia grossa) oppure l’equivalente di 300 gr di bucce

1 l di alcool puro al 95%

800 gr  di zucchero

1,2 l di acqua

Lavate i limoni molto bene, asciugateli e sbucciateli con un pelapatate, in modo da privarli della sola scorza gialla ed evitare di prenderne la parte bianca spugnosa. Potrebbe rendere il tutto troppo amaro altrimenti. Quando avrete tutte le listarelle di scorza, mettetele a macerare nell’alcool, in un contenitore possibilmente di vetro e con chiusura ermetica. Lasciate riposare per tre giorni in un luogo buio e asciutto, ogni tanto date una sbattuta al contenitore per muovere un po’ le scorze al suo interno.

Passati i 3 giorni, filtrate il liquido con un colino e preparate lo sciroppo: il una pentola metterte lo zucchero e l’acqua e portate ad ebollizione; mescolate fino a quando lo zucchero si sarà sciolto completamente. Spegnete il fuoco, fate raffreddare e  poi unite lo sciroppo all’alcool preparato nei giorni precedenti.  Mescolate accuratamente, travasate nelle bottiglie con chiusura ermetica o ben solida e fate riposare in un luogo buio e asciutto per circa 40 giorni. Passato questo periodo allora potete passare le bottiglie in freezer… pronte per essere servite all’occorenza.

Oggi piove, i miei limoni sono tanti, ma non ancora gialli come quelli di Geremia… attendo con pazienza la loro maturazione…IMG_20160816_185228.jpg

Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine di città

Per la serie -libri che parlano (anche) di cibo-

Vi prensento oggi un libricino fresco fresco di stampa, uscito la settimana scorsa nelle librerie, 120 pagine circa.
“Manuale di sopravvivenza amazzonica per signorine di città”.
Il gustosissimo racconto di un viaggio in Perù, vissuto da una milanese ansiosa, che sembra essere alla ricerca dell’avventura.
Spassoso e ironico racconta alcune usanze peruviane ed i cibi tipici del luogo. Tra qualche gaffe, un giro nella foresta amazzonica e qualche scoperta interiore, è probabile che Sara sia ritornata a casa felice di esserci stata!
L’ho trovata davvero una piacevole lettura; inutile dire che le parti che più hanno attirato la mia attenzione sono state il parlar di cibo.
Ve lo consiglio se volete distrarvi per un paio d’ore!

“…E poi ci sono i peperoncini freschi: spesso tendiamo a pensare al -piccante- come a un gusto, quando è in realtà una sensazione, e più specificamente una sensazione dolorosa. shiatsu per la bocca: il sottile confine tra piacere e sofferenza.”

“Credo che viaggiare aumenti la mia capacità di trasformazione: “Nello stesso fiume scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo” diceva Eraclito, intendendo con questo che con il passare del tempo cambia il fiume, ma soprattutto cambiamo noi. Cosi al termine di un viaggio, nella stessa casa rientriamo e non rientriamo, perchè siamo diversi rispetto alla partenza.”

Manuale di sopravvivenza per signorine di città