Ricordi d’infanzia, salviamo le Rossana!

Le Caramelle Rossana sono un simbolo tutto italiano. Un’istituzione che ci accompagna fin dal 1929.
Sicuramente anche i più giovani le conoscono… ma per chi ha dai trent’anni in su, è assolutamente impossibile non avere almeno un ricordo legato a loro.

Quando i miei fratelli ed io eravamo piccoli e la prozia era viva, la si andava a trovare tutte le domeniche pomeriggio… ed era sempre una gran festa; almeno per noi piccoli. Ci si incontrava con i cuginetti, si passavano le ore a giocare nel cortile, tra i vigneti e le mura diroccate delle vecchie stalle… Ci preparava le torte e per salutarci ci faceva sempre una tenera carezza; avevo intorno ai sei anni, ma ricordo ancora molto bene la sua mano morbida sulla mia guancia. Buona e generosa con tutti, non aveva figli suoi, vedova da molti anni, donava a noi nipoti tutto il suo affetto.
Ricordo molto bene le stanze della sua casa, un poco buie perchè non c’erano molte finestre.
Accedendo dal giardino si entrava nella sala da pranzo, con il lungo tavolo in mogano rosso e le sedie con l’imbottitura in pelle verde oliva. La grande credenza con la specchiera, che faceva sembrare la stanza più grande. I tanti ninnoli posati sopra, ricordi di una vita, di una giovinezza passata a far la serva nel palazzo dei signori di Roma. Partita giovanissima per tornare a casa solo anni dopo, per amore.
I mobili, che già all’ora, erano antichi. Le foto in bianco e nero nelle cornici d’argento, i vasi di fiori con mazzi di ortensie rosa e viola e il portacarte con le buste un poco ingiallite. I centrini all’uncinetto. La pipa e il porta tabacco di quel prozio che io non ho mai conosciuto, ma di cui ho sempre sentito tanto parlare.
Ricordo la piccola cucina, sento ancora il profumo del caffè preparato per i grandi, il Vermut offerto agli uomini e l’aranciata Fanta per gli altri.
Vedo sopra il tavolo i gonfi pan di spagna appena sfornati e le sfogliatine appena comprate dal panettiere.
il retrogusto di arancia e di vaniglia. A volte i biscotti al cioccolato, altre le crostate, con quella frolla tanto friabile e burrosa che solo lei sapeva fare. Cosi gustosa che ci si leccava le labbra e le dita.
Il pungente odore di naftalina che arrivava dai vestiti di quell’altra prozia, la Mafalda, che veniva anche lei sempre in visita… e che era strabica. Quell’occhio le andava cosi tanto verso destra, che noi, bimbi innocenti, le facevamo il verso e poi ridevamo; ridevamo di gusto! Ed era anche un poco sorda. Metteva sempre la mano dietro all’orecchio e richiedeva!
Alla destra del tavolo imbandito rivedo il divano, in pelle marrone chiaro, riparato dalla coperta a scacchi colorati, che lei aveva pazientemente fatto con i ferri da maglia. Ricordo il senso di pace che provavo quando dalla cucina uscivo nella piccola veranda a vetri, ritrovavo li la luce che non c’era nelle altre stanze. Era piccola e sempre calda e dava in un altro cortile interno… correvo scalza tra gli alberi su quell’erba morbida… l’ho cercata, ma non ho mai più ritrovato quella morbidezza!
Le piante di limoni, la salvia, il rosmarino e l’albero di viburno. Odori e sapori indelebili nella mia mente.
Al piano di sopra c’erano le camere da letto, ma noi piccoli non ci andavamo mai, terrorizzati dalle lunghe scale in marmo, da luci e ombre che ci ricordavano i mostri sotto al letto. Per chi invece decideva di salire, ad attenderlo sul pianerottolo trovava una sedia con adagiata una bambola in ceramica con il vestitino verde. Un poco brutta, un poco rotta, un poco sbiadita, un poco spettinata. La paura!
Nella sala da pranzo non c’era solo la credenza, ma anche una vetrinetta a due ante, chiuse a chiave. Era di legno scuro con l’interno rivestito da una carta a fiorellini tenui… tazzine di porcellana decorate a mano, il servizio buono di calici per il vino, qualche scodella, un vaso… e un porta caramelle rotondo in argento. Li dentro, noi tutti sapevamo, c’era il nostro dono di fine visita. Quando stavamo per andare a casa, lei ci accompagnava verso la porta, si fermava alla vetrinetta, girava la chiave e prendeva quella bellissima ciotola in cui ci si poteva specchiare, si voltava verso di noi ne toglieva il coperchio e ci sorrideva… malata da anni di Parkinson rendeva questo rituale un pò più lento, ma quello che si svolgeva ugualmente in pochi secondi a noi sembravano attimi eterni, quei suoi tremolii enfatizzavano ancora di più la nostra attesa. Quando si alzava dalla sua sedia e si avviava verso il corridoio, il cuore iniziava a salirci in gola e poi per quel breve attimo in cui lei arrivava vicina al mobile, smetteva addirittura di batterci, mancava per un momento il fiato… se fosse passata oltre senza fermarsi ad aprirlo??? se la memoria la avesse ingannata e non si fosse ricordata di quel che doveva fare??? ma poi non succedeva mai. Era ligia ai suoi rituali, noi lo sapevamo, ma tremavamo lo stesso. Il suo sorriso, dopo aver scoperchiato il vaso, era il segnale… potevamo tuffarci le manine… e raccogliere più caramelle rossana possibile. Le infilavamo in tasca e poi la salutavamo felici, rassicurandola che saremo tornati la domenica seguente. Ma forse, col senno di poi, era lei a rassicurare noi. Con i suoi sorrisi, le sue carezze e il suo affetto.
Lei si chiamava Fortunata e le piaceva dire che lo era sia di nome che di fatto.
Io nel viaggio di ritorno a casa, sgranocchiavo quel guscio duro e zuccheroso per poter arrivare a succhiarne la polpa morbida; latte, mandorle e nocciole: il connubio perfetto! Mentre mia sorella mi canticchiava “…rosse rossana rosseggiando qua e la ingolosiscono i golosi con la loro rossa golosità!” io appiattivo per bene la loro carta e la usavo per guardare dal finestrino.
Bastava vederlo cosi il mondo, per essere felici.

caramelle rossana perugina

La Nestlè da qualche anno ha assorbito la Perugina e ora sembrerebbe non voglia più produrre queste caramelle. Luisa Spagnoli, la loro ideatrice, si sta rivoltando nella tomba. Io dico giù le mani dai miei ricordi d’infanzia, giù le mani dal gusto che ancora mi accompagna! Come me, lo dicono in molti altri, e tutti abbiamo firmato la petizione on line che trovate QUI. Se vi va, fatelo anche voi.

 Aggiornamento del 11/03/16 : ho inviato una lettera alla Nestlè includendo il mio racconto…  e chiedendo se davvero finirà la loro produzione. Chissà se avrò un riscontro.. e se si, di quale genere! stiamo a vedere! Vi tengo aggiornati.

30 thoughts on “Ricordi d’infanzia, salviamo le Rossana!

  1. Mi hai fatto venire in mente Gozzano.

    Loreto impagliato e il busto d’Alfi eri, di Napoleone
    i fi ori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)
    il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti,
    i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro…

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  2. Sistah!!!! ❤ Vedo che ti sei presa di brutto con sta storia, perciò sappi che…anche se a me le Rossana fanno schifo – qui lo dico e qui non lo nego – ihih – firmerò comunque la petizione perché non voglio che ti facciano questo orribile torto. Quindi andiamo a spaccare un po' di teste!!! (Volevo essere fine) Firmiamo e facciamoci restituire ciò che è nostro di diritto! Rossana POWER!!!

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  3. I ricordi d’infanzia sono i più belli, soprattutto quelli così dolci, e non mi riferisco solo alle caramelle. Grazie per aver condiviso questo ricordo con noi. Per quanto riguarda le Rossana, che bontà! Avevo letto, ma non voglio sbagliarmi, che la Nestlé intende cedere Rossana e Ore liete non so a chi, e quindi non cesserebbe del tutto la produzione. Speriamo!

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  4. Pingback: SABATOBLOGGER 12 – I Blog che seguo | intempestivoviandante's Blog

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