Rosa di fine ottobre…

Camminando, fotografando, canticchiando…

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore, metteva l’amore,
la chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.

°°°

C’è chi l’amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa né l’uno né l’altro
lei lo faceva per passione.

°°°

E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.

°°°

A salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese.

°°°
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.

rosa bocciolo chiuso modsit

bocciolo rosa modsit

rosa modsit

rosa sbocciata modsit

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Il kaki!

Quali sono quei frutti che possono allappare la vostra lingua quando decidete di mangiarli non ancora maturi?

No, non parlo dei kiwi.

Si, mi riferisco proprio ai kaki!

Quanti di voi lo hanno assaggiato una sola volta e poi, proprio a causa della ruvidità che vi siete ritrovati in bocca, avete deciso che non era buono!? Non vi è mai venuto il dubbio che fosse acerbo? Non conosco nessuno a cui piace la mela kaki, e quando chiedo il perché tutti mi rispondo -è aspro e pungente-.

Ma no! come vi sbagliate! dategli una seconda opportunità! Lasciatelo maturare per bene, magari tra le mele (aiutano a velocizzare il processo), fino a quando da arancione diventa di un rosso intenso e morbidissimo; quando solo a toccarlo la sua pelle si crepa con facilità e il picciolo si stacca quasi da solo: allora è maturo. E’ dolcissimo. E’ morbidissimo. E’ paradisiaco! Ascoltate me, riprovateci e mi capirete.

Mi ricordo la professoressa di diritto ed economia, in prima superiore… quando doveva rimproverarci perchè non avevamo le risposte giuste alle sue domande, ci diceva sempre: “siete crudi come i kaki in luglio”. Mi ha sempre fatto ridere questa sua espressione. Era simpatica, lei. Col senno di poi immaturi lo eravamo davvero, noi.

Il kaki è una delle più antiche piante da frutto coltivate. Si dice sia stato scoperto in Cina, dove la chiamano la “mela d’oriente”; ma è conosciuto anche come “l’albero della pace” dato che è l’unico ad essere sopravvissuto alla bomba atomica di Nagasaki. In Europa è noto anche con il nome di “diospero”, mentre qui in Italia, a Napoli è soprannominato “legnasanta”, perchè se lo tagliate a metà, quando è ancora crudo, potete intravedere al suo interno, un’immagine che assomiglia a Gesù sulla croce! E’ buffo, ma ho provato ed è davvero cosi…
Insomma chiamatelo come preferite, ma attenti a non sbagliare, non si dice assolutamente “caco” ….nonostante abbia effetti lassativi e diuretici…. ; )kaki modsit

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Il lato duro della vita

Continuano i miei momenti di studio e di prove fotografiche. Immagino che un bravo fotografo sia colui che riesce, con ogni suo scatto, a rendere perfettamente l’idea di quello che vuole dire… anche agli occhi di un osservatore meno esperto o più distratto. Ovviamente le interpretazioni saranno sempre molteplici, ma la sensazione di base, a parer mio, deve essere inequivocabile: ho il bisogno di trasmettervi amore? allora dovreste vedere amore in quell’immagine. Ho il bisogno di trasmettervi inquietudine? allora è inquietudine che dovreste vedere!

Ad ogni scatto che provo, ad ogni inquadratura che cerco, mi rendo sempre più conto di quanto sia difficile immortalare ciò che i miei occhi realmente vedono e ciò che il mio cuore davvero sente.

Chissà che il tempo, la pratica e l’estro mi aiutino a migliorare in questo.

Ieri ero alla ricerca di spunti interessanti su cui fare esercizio, ho quindi intrapreso una passeggiata rilassante sulle colline. Tra una risata e l’altra date grazie alla splendida compagnia, ho avuto anche qualche breve momento per riflettere un pò su questo periodo della mia vita. Alcuni problemi personali me la rendono complicata, ci sono giorni in cui la salita è particolarmente impervia. Camminando mi è venuta in mente la poesia di Langston Hughes

La mia vita non è stata una scala di cristallo

Figlio, ti dirò che la mia vita
non è stata una scala di cristallo
ma una scala di legno tarlato
con dentro i chiodi e piena di schegge
e gradini smossi sconnessi
e luoghi squallidi
senza tappeti in terra.
Ma ho sempre continuato a salire,
ed ho raggiunto le porte
ed ho voltato gli angoli di strade,
e qualche volta mi sono trovato nel buio,
buio nero, dove mai è stata luce.
Così ti dico, ragazzo mio,
di non tornare indietro,
di non soffermarti sulla scala
perché penoso è il cammino,
di non cedere, ora.
Vedi io, continuo a salire…
E la mia vita,
non è stata una scala di cristallo.

E senza rendermene conto, tra uno scatto e l’altro, tra un fiore, una foglia, un paesaggio, mi sono ritrovata a fine giornata con anche un pugno di foto che potrebbero benissimo interpretare queste parole, che identificano un pò la mia vita; ma non prendiamoci in giro… anche un pò la vostra lo so, come quella di chiunque. Nessuno è graziato. Mai.

Credo, nel mio piccolo, di aver fatto il mio primo reportage.

Foto come metafore sul lato duro della vita.

catena modsit

scale modsit

rovi modsit

pigna modsit

piedi  modsit

ponte modsit

scale modsit

Fortunatamente continuo ancora, nonostante tutto, a credere anche nella sua faccia più bella e positiva. Chissà magari prima o poi riuscirò a mostrarvi il mio personale punto di vista anche su quella.

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