Anthony Buordain e Typhoid Mary

Conoscete Anthony Bourdain?

Si, lo chef newyorkese che fa programmi culinari in TV… ma che non abbiamo mai visto cucinare!
Si, proprio lui, quello che parla beatamente di interiora di povere bestie indifese, che si mangia pezzi di serpente e tutto quanto di più strano gli viene servito, in tutti i paesi del mondo.
Si, si, dice le parolacce, ma lo fa con stile… sotto sotto è un tenerone.
Si, lui, che non piace a molti e piace a pochi. A me piace. Per i modi schietti che ha. Niente di più.
Sapete che è anche uno scrittore? Eh già, ed è pure bravo. Se non dovesse piacervi in TV dategli una possibilità almeno sulla carta, perché sembrano due persone diverse. Potreste amarne uno quanto odiate l’altro. E’ trasgressivo, graffiante, disincantato, spontaneo.

Conoscete Mary Mallon, detta anche Typhoid Mary?
Non credo la sua storia sia molto risaputa qui da noi, in America invece è diventata persino un modo di dire… se vi danno della Typhoid Mary vi stanno insultando. Vi dicono, in parole povere e in modo dispregiativo che portate rogna. Bello!

Come se essere portatrice sana di tifo fosse tutta colpa sua. Povera!

Insomma, chef Anthony Bourdain ci racconta la storia della cuoca Mary Mallon, che non era una santa, ma nemmeno una strega.

Inizia cosi:“Chi fa il cuoco, chi prepara da mangiare per gli altri, é sempre stato considerato un abietto e un degenerato. Sin dai tempi dell’antica Roma, e fino all’America di prima della Guerra civile, i cuochi erano schiavi. Inaffidabili, sgradevoli, e molto spesso malati, i cuochi agli inizi del XX secolo in Europa e in America lavoravano in ambienti caldi e non ventilati. Erano sottopagati, malnutriti e malvisti, i loro crudeli padroni erano tiranni dispotici e megalomani, avari burocrati e carcerieri brutali. I cuochi erano soliti bere, e lo sono tuttora. E morivano, spesso in giovane età, con il fegato ingrossato per l’alcol, i piedi piatti, le mani rovinate, il volto sfigurato, i polmoni anneriti dai fumi, vapori di grasso e untume respirati per anni. Il cervello friggeva per il caldo, per la pressione e la difficoltà di reprimere ondate gigantesche di rabbia e frustrazione; il sistema nervoso era logorato dagli sbalzi di un umore che andava dalle vette agli abissi nei momenti di lavoro più concitato. Sudavano e faticavano al buio, imprecavano contro i clienti, tra di loro,contro i sottoposti e contro i loro malvagi signori. Imprecavano contro il mondo al di là delle porte della loro cucina perchè li faceva lavorare come bestie, li constringeva a piegarsi sempre alle volontà altrui. E perchè esisteva. Eppure erano quasi sempre orgogliosi.”

 Autore: Anthony Bourdain / Titolo originale: Typhoid Mary / Pubblicato in Italia: Donzelli editore 2011

Vi ho incuriosito un po’? lo leggerete anche voi? E’ sempre bello parlar di cibo e di libri, se le due cose poi si fondono, è ancora meglio. Quando la giornata è triste e piovosa come questa, un buon libro può davvero regalarti un momento di spensieratezza! Lo può fare anche un vestito rosso… ma quella è un’altra storia. Magari, prima o poi, ve la racconterò.

brunettes_women_red_dress_1950_2560x1600_artwallpaperhi.com               *immagine presa dal web

Il kaki!

Quali sono quei frutti che possono allappare la vostra lingua quando decidete di mangiarli non ancora maturi?

No, non parlo dei kiwi.

Si, mi riferisco proprio ai kaki!

Quanti di voi lo hanno assaggiato una sola volta e poi, proprio a causa della ruvidità che vi siete ritrovati in bocca, avete deciso che non era buono!? Non vi è mai venuto il dubbio che fosse acerbo? Non conosco nessuno a cui piace la mela kaki, e quando chiedo il perché tutti mi rispondo -è aspro e pungente-.

Ma no! come vi sbagliate! dategli una seconda opportunità! Lasciatelo maturare per bene, magari tra le mele (aiutano a velocizzare il processo), fino a quando da arancione diventa di un rosso intenso e morbidissimo; quando solo a toccarlo la sua pelle si crepa con facilità e il picciolo si stacca quasi da solo: allora è maturo. E’ dolcissimo. E’ morbidissimo. E’ paradisiaco! Ascoltate me, riprovateci e mi capirete.

Mi ricordo la professoressa di diritto ed economia, in prima superiore… quando doveva rimproverarci perchè non avevamo le risposte giuste alle sue domande, ci diceva sempre: “siete crudi come i kaki in luglio”. Mi ha sempre fatto ridere questa sua espressione. Era simpatica, lei. Col senno di poi immaturi lo eravamo davvero, noi.

Il kaki è una delle più antiche piante da frutto coltivate. Si dice sia stato scoperto in Cina, dove la chiamano la “mela d’oriente”; ma è conosciuto anche come “l’albero della pace” dato che è l’unico ad essere sopravvissuto alla bomba atomica di Nagasaki. In Europa è noto anche con il nome di “diospero”, mentre qui in Italia, a Napoli è soprannominato “legnasanta”, perchè se lo tagliate a metà, quando è ancora crudo, potete intravedere al suo interno, un’immagine che assomiglia a Gesù sulla croce! E’ buffo, ma ho provato ed è davvero cosi…
Insomma chiamatelo come preferite, ma attenti a non sbagliare, non si dice assolutamente “caco” ….nonostante abbia effetti lassativi e diuretici…. ; )kaki modsit

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E’ la passione a muovere la vita

Non ho nessun ricordo o fotografia di me da piccola in cucina. Ci penso da un pò, ma… niente. Il vuoto.

Nessuno mi ha mai raccontato di teglie bruciate, di forni accesi a caso, di frittate a terra, di tagli alle dita per sbucciare le mele, di pappette di acqua e farina cotte nelle pentoline e servite nei piattini.

Fortunatamente almeno ho molti ricordi delle corse all’aria aperta con gli amichetti e con la mia adorata cugina!

Quindi non lo so bene quando sia nata la mia passione per la cucina, non credo ci sia stato un momento preciso della mia infanzia che mi abbia portata a pensare: “da grande vorrei sapere cucinare bene”. Penso semplicemente che il tutto sia cresciuto piano piano insieme a me.

Ricordo bene una data però: Agosto 2009. Iscritta ad un forum di cucina già da qualche tempo, per caso trovai un topic sulla pasta di zucchero. Fu amore a prima vista. Da quel momento, la mia già grande passione per i dolci, si fece ancora più insistente. Ore infinite a studiare le tecniche, a guardare tutorial, a provare e riprovare, comprare attrezzature… un mixer bruciato, mani ricoperte di colorante e pupazzetti dagli occhi un pò storti. Ma cosi teneri!!!

Una passione crescente appunto! Ed è proprio questa a far muovere la mia vita; in tutto quel che faccio c’è di base proprio la passione. Aiuta a far avverare i sogni… ogni cosa in partenza è solo un tentativo barcollante, ma grazie a lei, diventa passo dopo passo, sempre più vera, credibile, possibile… un successo!

Per quanto mi riguarda, la decorazione delle torte è espressione del proprio buon gusto e della propria fantasia, libero sfogo alla manualità e alla creatività. Libertà di espressione. In certi casi diventa vera e propria arte.

Purtroppo no, io non sono un’artista! ma aspiro comunque a migliorarmi sempre di più.

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