Signorina Bleah, mister Monotonia e “La grammatica dei sapori”.

Il mio secondo nome è Signorina Bleah.
Lo devo al mio palato: Mister Monotonia.
Nonostante la nostra passione per la cucina e la voglia di sperimentare, è lui che alla fine gode maggiormente quando torniamo ai sapori genuini, ai gusti abitudinari, alla sicurezza di profumi semplici e conosciuti. Io mi adeguo spesso alla sua voglia di classicità. Devo quindi dire BLEAH a gorgonzola, radicchio, tartufo e a molto altro cibo che normalmente non mi piace. Bleah. Appunto.
Sono combattuta tra la mia voglia di sperimentare e la mia paura di osare per non rimanere poi delusa.
Ammiro molto chi azzarda combinazioni particolari, mescolando ingredienti e sapori che inizialmente sembra impensabile unire tra loro. Mi chiedo spesso quale gusto possano avere e maledico quotidianamente la mia poca audacia perché… si, sperimento, ma molto meno di quanto dovrei.

Voi fate mai abbinamenti particolari? me li confidate?

Io rido di una mia cara amica… racconta spesso di quando, da piccola, pur di farle mangiare la carne, la alternavano a cucchiai di cioccolato.
Gli altri invece ridono di me quando dico che mia sorella ed io, mangiamo le fette di formaggio spalmate di maionese. Eppure a noi sembra cosi ovvio e naturale…

In libreria ho acquistato:
LA GRAMMATICA DEI SAPORI E DELLE LORO INFINITE COMBINAZIONI di Niki Segnit, edizioni Gribaudo, 400 pagine circa. 24.00€.
Con quella meravigliosa copertina rigida, non ho potuto resistere. Ad una prima occhiata risulta come un dizionario, o meglio come un elenco. Elenco di almeno due ingredienti, tanto differenti quanto ottimi se uniti insieme. Appena l’ho visto ho deciso sarebbe stato mio, solo l’idea che potesse darmi spunti e slancio mi elettrizzava.
A casa, dopo una lettura più approfondita, posso tranquillamente dire: Si, è un buon libro. Si, sono felice di averlo nella mia libreria. Si, lo sfoglierò ancora e lo consulterò. No, non è perfetto.
Questo libro esplora gli accostamenti tra i sapori, dai più classici ai più creativi. Ci sono 99 ingredienti per circa 900 combinazioni.
Non è un libro scientifico su come sia meglio unire i vari sapori. Si tratta semplicemente del gusto personale dell’autrice e delle prove che lei ha fatto.
Mi è piaciuto, ma devo dire che mi aspettavo di più! Possibilmente qualcosa di più innovativo… penso sia risaputo da tutti che la banana sta con il cioccolato, che la menta con il limone, la cipolla con il sedano etc…
Fortunatamente mi fa scoprire anche arachidi e broccoli, anguria e mortadella, caffè e ciliegie… Per ogni ingrediente c’è una pratica spiegazione, e per ogni combinazione anche una piccola ricetta. Il problema di quest’ultima è l’approssimazione… non da dosi precise o indicazioni approfondite… ma solo spunti. Questo non mi è piaciuto. Come non mi è piaciuto il fatto che alla lunga diventa stancante e noioso. Non è quindi un libro da leggere tutto d’un fiato, ma più una rubrica da consultare, nel quale prendere qualche idea, da sfogliare se non si sa come combinare la cena con gli avanzi del frigo. Credo sia un manuale unico nel suo genere, quindi sono felice di averlo, ma allo stesso tempo, se tornassi indietro… probabilmente non lo acquisterei di nuovo.

Di pasta fresca e di messaggi…

Quella di oggi è semplicemente la voglia di condividere con voi, un messaggio che mi è stato mandato da una persona per me molto speciale, un’amica che adoro e che sa sempre dirmi la cosa giusta al momento giusto. ❤

Parole, le sue, che mi hanno fatto commuovere. Basta questo per gratificarmi e ricompensarmi. Io sono felice cosi.

whatsapp-message

Ma non mi sono scordata che a Natale avevo promesso anche a voi di farvi vedere cosa contenevano quei pacchetti:

pasta-fatta-casapasta-fatta-casaIo la pasta la faccio cosi:

300 g di semola di grano duro rimacinata, 100 g di farina tipo 0, 100 ml di acqua e una presa di sale. Lascio che l’impastatore amalgami gli ingredienti fino a quando renderà il tutto un pò sabbioso e un pò a straccetti. Ci penserà poi l’accessorio e la trafila a rendere il tutto dei carinissimi maccheroncini. Se ho del tempo a sufficienza, dopo aver impastato lascio riposare per almeno mezz’ora… in modo da aiutare la formazione del glutine e rendere il tutto più elastico.

E ragazzi, viene veramente buona, garantito.

Nonostante questo però, credo di non avere la ricetta perfetta. Credo che mi manchi qualche trucchetto… di quelli tramandati dalle brave massaie. Se c’è qualcuno tra di voi, che ama fare la pasta in casa, e vuole aiutarmi a migliorarla con qualche buon consiglio… io sono sempre qui! Comunque ripeto, è già molto buona cosi!

pacco-pastapacco-pasta

Dai lo so che siete curiosi di sapere anche cosa c’è dentro a quel bigliettino arrotolato…. non voglio farvi stare in pena, ecco qua:

ricetta

Il kaki!

Quali sono quei frutti che possono allappare la vostra lingua quando decidete di mangiarli non ancora maturi?

No, non parlo dei kiwi.

Si, mi riferisco proprio ai kaki!

Quanti di voi lo hanno assaggiato una sola volta e poi, proprio a causa della ruvidità che vi siete ritrovati in bocca, avete deciso che non era buono!? Non vi è mai venuto il dubbio che fosse acerbo? Non conosco nessuno a cui piace la mela kaki, e quando chiedo il perché tutti mi rispondo -è aspro e pungente-.

Ma no! come vi sbagliate! dategli una seconda opportunità! Lasciatelo maturare per bene, magari tra le mele (aiutano a velocizzare il processo), fino a quando da arancione diventa di un rosso intenso e morbidissimo; quando solo a toccarlo la sua pelle si crepa con facilità e il picciolo si stacca quasi da solo: allora è maturo. E’ dolcissimo. E’ morbidissimo. E’ paradisiaco! Ascoltate me, riprovateci e mi capirete.

Mi ricordo la professoressa di diritto ed economia, in prima superiore… quando doveva rimproverarci perchè non avevamo le risposte giuste alle sue domande, ci diceva sempre: “siete crudi come i kaki in luglio”. Mi ha sempre fatto ridere questa sua espressione. Era simpatica, lei. Col senno di poi immaturi lo eravamo davvero, noi.

Il kaki è una delle più antiche piante da frutto coltivate. Si dice sia stato scoperto in Cina, dove la chiamano la “mela d’oriente”; ma è conosciuto anche come “l’albero della pace” dato che è l’unico ad essere sopravvissuto alla bomba atomica di Nagasaki. In Europa è noto anche con il nome di “diospero”, mentre qui in Italia, a Napoli è soprannominato “legnasanta”, perchè se lo tagliate a metà, quando è ancora crudo, potete intravedere al suo interno, un’immagine che assomiglia a Gesù sulla croce! E’ buffo, ma ho provato ed è davvero cosi…
Insomma chiamatelo come preferite, ma attenti a non sbagliare, non si dice assolutamente “caco” ….nonostante abbia effetti lassativi e diuretici…. ; )kaki modsit

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