Il lato duro della vita

Continuano i miei momenti di studio e di prove fotografiche. Immagino che un bravo fotografo sia colui che riesce, con ogni suo scatto, a rendere perfettamente l’idea di quello che vuole dire… anche agli occhi di un osservatore meno esperto o più distratto. Ovviamente le interpretazioni saranno sempre molteplici, ma la sensazione di base, a parer mio, deve essere inequivocabile: ho il bisogno di trasmettervi amore? allora dovreste vedere amore in quell’immagine. Ho il bisogno di trasmettervi inquietudine? allora è inquietudine che dovreste vedere!

Ad ogni scatto che provo, ad ogni inquadratura che cerco, mi rendo sempre più conto di quanto sia difficile immortalare ciò che i miei occhi realmente vedono e ciò che il mio cuore davvero sente.

Chissà che il tempo, la pratica e l’estro mi aiutino a migliorare in questo.

Ieri ero alla ricerca di spunti interessanti su cui fare esercizio, ho quindi intrapreso una passeggiata rilassante sulle colline. Tra una risata e l’altra date grazie alla splendida compagnia, ho avuto anche qualche breve momento per riflettere un pò su questo periodo della mia vita. Alcuni problemi personali me la rendono complicata, ci sono giorni in cui la salita è particolarmente impervia. Camminando mi è venuta in mente la poesia di Langston Hughes

La mia vita non è stata una scala di cristallo

Figlio, ti dirò che la mia vita
non è stata una scala di cristallo
ma una scala di legno tarlato
con dentro i chiodi e piena di schegge
e gradini smossi sconnessi
e luoghi squallidi
senza tappeti in terra.
Ma ho sempre continuato a salire,
ed ho raggiunto le porte
ed ho voltato gli angoli di strade,
e qualche volta mi sono trovato nel buio,
buio nero, dove mai è stata luce.
Così ti dico, ragazzo mio,
di non tornare indietro,
di non soffermarti sulla scala
perché penoso è il cammino,
di non cedere, ora.
Vedi io, continuo a salire…
E la mia vita,
non è stata una scala di cristallo.

E senza rendermene conto, tra uno scatto e l’altro, tra un fiore, una foglia, un paesaggio, mi sono ritrovata a fine giornata con anche un pugno di foto che potrebbero benissimo interpretare queste parole, che identificano un pò la mia vita; ma non prendiamoci in giro… anche un pò la vostra lo so, come quella di chiunque. Nessuno è graziato. Mai.

Credo, nel mio piccolo, di aver fatto il mio primo reportage.

Foto come metafore sul lato duro della vita.

catena modsit

scale modsit

rovi modsit

pigna modsit

piedi  modsit

ponte modsit

scale modsit

Fortunatamente continuo ancora, nonostante tutto, a credere anche nella sua faccia più bella e positiva. Chissà magari prima o poi riuscirò a mostrarvi il mio personale punto di vista anche su quella.

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La zucca!

Amo le zucche. Da quelle ornamentali a quelle cotte e pronte sul mio piatto, in egual misura, senza distinzione proprio.

Potrei vivere di sola zucca.

Ok, ok… mi servirebbe anche il cioccolato! ed il peperoncino, i chupa chups… e il caffè! si!

Amo anche tutto ciò che ruota intorno a fate e folletti. Leggende e verità. Che siano esse celtiche o di qualsiasi altra parte del mondo.

Cosa può legare una bella zucca arancione ad una secolare tradizione celtica?

Ve lo spiego io…
…che me lo sono fatto spiegare da wikipedia!

Il calendario celtico divideva l’anno in 2 parti: estate ed inverno. Quest’ultimo iniziava il primo di novembre. La vigilia veniva chiamata SAMHAIN, termine che si può tradurre con “fine dell’estate”. Ed era un momento di festa, rappresentava l’ultimo raccolto e la preparazione per l’inverno. Secondo la cultura celtica, shamain non apparteneva ne all’anno vecchio, ne a quello nuovo, era “il giorno che non esisteva”, un momento magico, di transizione, nel quale, il velo che divideva il mondo dei vivi da quello dei morti si abbassava, consentendo a l’uno di entrare in contatto con l’altro. Riti e falò venivano fatti per onorare e ricordare i defunti.

Quando il protestantesimo abolì la sacralità di tale data, si continuò a celebrarla laicamente. In particolar modo in America, dove l’immigrazione irlandese portò con se la tradizione.

A cosa serviva la zucca???

I celti creavano delle lanterne, intagliando delle rape rosse, per aiutare i morti a trovare la strada di qua del velo. Quando gli irlandesi sbarcarono in America, non trovarono rape, ma la molto più comune ed economica zucca. La sostituirono con tranquillità: data la sua grandezza era più facile da intagliare e visibile da molto più lontano.

Halloween è quindi un termine che deriva dallo scozzese e significa appunto -la notte prima di Ognissanti-.

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Per una buona zuppa, oltre alla zucca occorre:
un pò di speck, delle carote, alcune patate, del pecorino al pepe nero…
Per il procedimento andate a sbirciare QUI da MATRIMONIO IN CUCINA. La sua zuppa è favolosa,  riscalda i vivi e fa rivivere i morti!

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Amo cosi tanto la zucca che “il sabato mattina” vanterà sicuramente più di qualche pagina a suo riguardo.

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