E’ la passione a muovere la vita

Non ho nessun ricordo o fotografia di me da piccola in cucina. Ci penso da un pò, ma… niente. Il vuoto.

Nessuno mi ha mai raccontato di teglie bruciate, di forni accesi a caso, di frittate a terra, di tagli alle dita per sbucciare le mele, di pappette di acqua e farina cotte nelle pentoline e servite nei piattini.

Fortunatamente almeno ho molti ricordi delle corse all’aria aperta con gli amichetti e con la mia adorata cugina!

Quindi non lo so bene quando sia nata la mia passione per la cucina, non credo ci sia stato un momento preciso della mia infanzia che mi abbia portata a pensare: “da grande vorrei sapere cucinare bene”. Penso semplicemente che il tutto sia cresciuto piano piano insieme a me.

Ricordo bene una data però: Agosto 2009. Iscritta ad un forum di cucina già da qualche tempo, per caso trovai un topic sulla pasta di zucchero. Fu amore a prima vista. Da quel momento, la mia già grande passione per i dolci, si fece ancora più insistente. Ore infinite a studiare le tecniche, a guardare tutorial, a provare e riprovare, comprare attrezzature… un mixer bruciato, mani ricoperte di colorante e pupazzetti dagli occhi un pò storti. Ma cosi teneri!!!

Una passione crescente appunto! Ed è proprio questa a far muovere la mia vita; in tutto quel che faccio c’è di base proprio la passione. Aiuta a far avverare i sogni… ogni cosa in partenza è solo un tentativo barcollante, ma grazie a lei, diventa passo dopo passo, sempre più vera, credibile, possibile… un successo!

Per quanto mi riguarda, la decorazione delle torte è espressione del proprio buon gusto e della propria fantasia, libero sfogo alla manualità e alla creatività. Libertà di espressione. In certi casi diventa vera e propria arte.

Purtroppo no, io non sono un’artista! ma aspiro comunque a migliorarmi sempre di più.

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La zucca!

Amo le zucche. Da quelle ornamentali a quelle cotte e pronte sul mio piatto, in egual misura, senza distinzione proprio.

Potrei vivere di sola zucca.

Ok, ok… mi servirebbe anche il cioccolato! ed il peperoncino, i chupa chups… e il caffè! si!

Amo anche tutto ciò che ruota intorno a fate e folletti. Leggende e verità. Che siano esse celtiche o di qualsiasi altra parte del mondo.

Cosa può legare una bella zucca arancione ad una secolare tradizione celtica?

Ve lo spiego io…
…che me lo sono fatto spiegare da wikipedia!

Il calendario celtico divideva l’anno in 2 parti: estate ed inverno. Quest’ultimo iniziava il primo di novembre. La vigilia veniva chiamata SAMHAIN, termine che si può tradurre con “fine dell’estate”. Ed era un momento di festa, rappresentava l’ultimo raccolto e la preparazione per l’inverno. Secondo la cultura celtica, shamain non apparteneva ne all’anno vecchio, ne a quello nuovo, era “il giorno che non esisteva”, un momento magico, di transizione, nel quale, il velo che divideva il mondo dei vivi da quello dei morti si abbassava, consentendo a l’uno di entrare in contatto con l’altro. Riti e falò venivano fatti per onorare e ricordare i defunti.

Quando il protestantesimo abolì la sacralità di tale data, si continuò a celebrarla laicamente. In particolar modo in America, dove l’immigrazione irlandese portò con se la tradizione.

A cosa serviva la zucca???

I celti creavano delle lanterne, intagliando delle rape rosse, per aiutare i morti a trovare la strada di qua del velo. Quando gli irlandesi sbarcarono in America, non trovarono rape, ma la molto più comune ed economica zucca. La sostituirono con tranquillità: data la sua grandezza era più facile da intagliare e visibile da molto più lontano.

Halloween è quindi un termine che deriva dallo scozzese e significa appunto -la notte prima di Ognissanti-.

°°°

Per una buona zuppa, oltre alla zucca occorre:
un pò di speck, delle carote, alcune patate, del pecorino al pepe nero…
Per il procedimento andate a sbirciare QUI da MATRIMONIO IN CUCINA. La sua zuppa è favolosa,  riscalda i vivi e fa rivivere i morti!

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Amo cosi tanto la zucca che “il sabato mattina” vanterà sicuramente più di qualche pagina a suo riguardo.

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Vorrei le foto potessero rilasciare profumi…

Sono una lettrice compulsiva. Accumulo più libri di quanti io riesca a leggerne. Ma vivo con una convinzione: prima o poi ce la farò. Li leggerò tutti.

Accumolo, ovviamente, anche libri di cucina. Non riesco proprio a resistere a quello stile shabby chic, le pagine opache, foto perfettamente studiate, attrezzi datati e un pò rovinati. Cosi è come vorrei “il sabato mattina”, con quella impronta un pò retrò, in cui si nota la cura amorevole per ogni dettaglio. Aspiro alla magia del momento in cui viene sfogliato.

Vorrei le foto potessero rilasciare profumi, non solo colori.

Per riuscirci, il primo passo doveva essere l’acquisto di una reflex. Quando finalmente l’altro giorno ho deciso, dando via all’ordine, ero felice ed emozionata. Un attimo dopo è arrivata la paura: come si usa?

La corsa in libreria in un momento di pausa dal lavoro. L’ansia di fronte allo scaffale dei manuali per principianti, la scelta puramente casuale di un libricino* che, a colpo d’occhio, sembrava essere pratico, veloce e senza tanti fronzoli. Un paio di serate passate a leggere, sottolineare, rileggere… Proprio vero, quando una cosa ti interessa la assimili facilmente e velocemente!

Non sono mai riuscita ad imparare l’inglese ad esempio.

La ricetta della pasta di zucchero la conoscevo a memoria dopo la seconda lettura!

Ora, non posso dire di aver già imparato bene a fotografare. Ma adesso so cos’è un otturatore… passi da gigante verso la meta!!!

e qualche foto inizia a spuntare:

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* “Imparo a fotografare” di Henry Carroll

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